Usò entrambe le mani. Le fece correre su uno scaffale dopo l'altro. E scoppiò a ridere. [...] passò vari minuti ad andare con lo sguardo dagli scaffali alle proprie dita. Quanti libri aveva toccato? Quanti ne aveva sentiti? [...] Era come una magia, come la bellezza. {M.Z.}

venerdì 15 febbraio 2019

Recensione: "Il mio paese inventato" di I. Allende



.Il mio paese inventato.
di Isabel Allende

    
quasi perfetto

Titolo: Il mio paese inventato
Titolo originale: Mi paìs inventado
Autore: Isabel Allende
Editore: Feltrinelli
Pagine: 192
Traduzione: T. Gibilisco
Prezzo di copertina (flessibile): 9,00 €
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Dopo tanta vita e tanti abbandoni, tanti libri scritti e tanta nostalgia, in questo nuovo libro Isabel Allende racconta il suo Cile, immaginato e sognato nella distanza. Il racconto disegna, sul filo di una memoria che aggira i fatti troppo intimi, un paesaggio interiore dove aleggiano gli spiriti dei defunti e dove i ricordi si sovrappongono senza un ordine cronologico. L'autrice fa rivivere le dimore ora scomparse, i paesaggi cancellati dall'edificazione urbana e le persone che hanno segnato la sua vita fino a quando è fuggita alla repressione della dittatura e si è stabilita prima in Venezuela e poi negli Stati Uniti.



Dopo aver messo in luce alcuni lati del carattere e delle abitudini dei cileni, è facile comprendere la perplessità di mia madre: non si capisce come io abbia fatto a nascere così.

Si tratta del mio primo libro di Isabel Allende, ed è un'autobiografia. La Allende ci racconta il Cile, suo paese di origine, attraverso i suoi ricordi e le sue emozioni.
L'ho trovata una lettura molto delicata, con uno stile chiaro, per nulla pretenzioso, eppure in grado di catturarmi tantissimo. 

Questa sarà una recensione particolare, preferisco che sia l'autrice stessa a parlarvi della sua opera e convincervi a leggerla. Vi lascio quindi alcune citazioni tra le decine che ho trascritto per me, proprio come a volte lei stessa, per dar voce ai suoi pensieri, utilizza le parole di Pablo Neruda, scrittore con cui condivide la patria d'origine.


Sono nata tra le nuvole di fumo e la carneficina della Seconda guerra mondiale e ho trascorso la maggior parte della mia giovinezza in attesa che qualcuno, premendo distrattamente un bottone, facesse esplodere le bombe atomiche e saltare in aria il pianeta.



Invecchiare è un processo lento e subdolo. A volte mi dimentico che il tempo passa - dentro di me non ho ancora compiuto trent'anni - ma, immancabilmente, i nipoti mi fanno scontrare con la dura realtà, quando mi domandano se "ai miei tempi" c'era l'elettricità. Gli stessi nipoti sostengono che nella mia mente esiste un paese dove i personaggi dei miei romanzi vivono le loro avventure. Quando racconto storie del Cile credono mi riferisca a questo paese inventato.


Isabel Allende racconta le abitudini dei cileni, il loro modo d'essere e il loro modo di vivere attraverso vicende riguardanti la sua famiglia, e lo fa in un modo ironico e interessante. Ammetto di non essere molto informata sul Cile e sui suoi usi e costumi. Questo libro mi ha aperto un mondo intero, insegnandomi tante e cose, e mi ha incuriosita su ciò che è rimasto non detto. Questo, forse, è il più bel complimento che io possa fare a un libro di questo genere.


Non ho ereditato i poteri paranormali della nonna, ma lei mi ha aperto gli occhi sui misteri del mondo. Accetto l'idea che qualunque cosa sia possibile. Lei sosteneva che esistono molteplici dimensioni della realtà e che per comprendere la vita non è prudente affidarsi solo alla ragione e ai nostri sensi limitati; esistono anche altri strumenti di percezione, come l'istinto, l'immaginazione, i sogni, le emozioni, le intuizioni.



Essere straniera, come sono stata quasi sempre, significa faticare il doppio della gente del posto, una cosa che mi ha mantenuta sempre vigile e mi ha costretta a sviluppare la flessibilità necessaria per adattarmi a diversi contesti. Questa condizione offre alcuni vantaggi a chi si guadagna da vivere osservando le cose: io non do mai niente per scontato, tutto mi sorprende.


Il tocco personale con cui viene narrato questo racconto è la chiave per apprezzarlo, l'elemento che lo rende unico e che ho preferito. Ci immergiamo nella storia del Cile attraverso gli occhi della bambina, della ragazza e della giovane donna che Isabel Allende è stata, scoprendo pregi e difetti del paese quasi in egual misura.
A me questo viaggio è piaciuto molto, e non vedo l'ora di approfondire l'autrice :)


Mi rendo conto di non essere obiettiva nel descrivere questi avvenimenti. Dovrei esporli in maniera imparziale, ma ciò significherebbe tradire le mie convinzioni e i miei sentimenti. Questo libro non vuole essere un resoconto politico, ma una raccolta di ricordi, che sono sempre selettivi e portano il segno dell'esperienza e delle ideologie personali.



Consigliato :)



8 commenti:

  1. Molto interessante, magari lo leggerò.

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    1. Sì, è davvero molto interessante oltre che ben scritto! :)

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  2. Ciao Gaia! 💖
    Dell'Allende ho letto "La casa degli spiriti", "Afrodita" e "La città delle bestie", peccato che quest'ultimo non mia abbia convinto molto. Rimane comunque un'autrice che apprezzo particolarmente e quest'opera un po' più autobiografica sembra davvero interessante. ✨

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  3. Ciao Gaia! Non ho mai letto nulla di questa autrice e forse iniziare proprio da questo libro potrebbe essere la scelta migliore per me =)

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  4. Mai letto nulla di Isabel Allende, ma sarei curiosa di farlo. Questo che hai letto sembra bellissimo! Ho adorato le citazioni *__*

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    1. Io mi sono trovata molto bene ad iniziare il mio recupero della Allende da questo libro, quindi non posso non consigliartelo xD

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