Usò entrambe le mani. Le fece correre su uno scaffale dopo l'altro. E scoppiò a ridere. [...] passò vari minuti ad andare con lo sguardo dagli scaffali alle proprie dita. Quanti libri aveva toccato? Quanti ne aveva sentiti? [...] Era come una magia, come la bellezza. {M.Z.}

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martedì 13 febbraio 2018

Recensione: "La quasi luna" di Alice Sebold



.La quasi luna.
di Alice Sebold


bello

Titolo: La quasi luna
Titolo originale: The almost moon
Autore: Alice Sebold
Editore: edizioni E/O
Pagine: 373
Traduzione: C.V. Letizia
Prezzo di copertina (flessibile): 4,90 €
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Fin dalle prime pagine il lettore è coinvolto in una situazione drammatica: una giovane donna, accorsa a casa della madre malata per assisterla, la uccide con un gesto in cui si mescolano pietà, insostenibilità per la sofferenza della madre, odio, vecchi rancori. È un gesto tragico, apparentemente inspiegabile, tremendo, a partire dal quale si dipana una doppia trama: da una parte si svolge il racconto del tentativo della protagonista di nascondere l'omicidio, di ostacolare l'indagine di polizia, di fuggire e nascondersi. D'altra parte il lettore assiste a un commovente viaggio all'indietro nel tempo nei segreti famigliari, nella storia del rapporto tra madre e figlia, ma anche nella storia del rapporto con il padre e poi con le stesse figlie della protagonista. Un viaggio nei segreti, nei dolori e nelle gioie della famiglia.


La prima cosa che mi tocca dire, purtroppo, è che sono rimasta un po' delusa. Ho amato davvero tanto Amabili resti [recensione] e da un altro romanzo della stessa autrice mi aspettavo qualcosa di altrettanto bello, o che almeno vi si avvicinasse.
Non voglio dire che non mi sia piaciuto, ma forse il problema è proprio questo: non so se mi è davvero piaciuto.

Lo stile di scrittura è quasi impeccabile, la narrazione è precisa, non ci sono paragrafi inutili, la Sebold mantiene un ottimo ritmo dall'inizio alla fine. Però i personaggi non sono riusciti conquistarmi, e soltanto verso la fine del romanzo ho iniziato ad interessarmi realmente a come si sarebbe conclusa la faccenda. Quale faccenda?

INCIPIT: Alla fin fine, ammazzare mia madre mi è venuto facile. La demenza, via via che scende, ha un modo tutto suo di rivelare la sostanza della persona che ne è affetta. La sostanza di mia madre era marcia come l'acqua stagnante in fondo a un vaso di fiori vecchi di settimane. Quando mio padre la conobbe era bellissima, e ancora capace d'amare quando divenni la loro figlia tardiva; ma al momento in cui quel giorno alzò gli occhi a guardarmi, questo non contava più niente.




Helen è una donna complicata, cresciuta in circostanze difficili a causa della madre, affetta da una malattia mentale. Il giorno in cui la uccide, in quello che è a metà tra un incidente e un delitto intenzionale, ripercorre la sua vita, da quando era bambina fino a quel momento, analizzando tutto ciò che l'ha portata a compiere quel gesto.
Così conosciamo il suo ex marito, il vicino di casa dei suoi genitori, il padre, la sua migliore amica e il figlio di quest'ultima, e le sue stesse figlie, ormai adulte. Tutto ciò che Helen è, tutto ciò che Helen fa, è in funzione della madre. Tenta in tutti i modi di non ripetere gli stessi errori, di essere una persona diversa, ma ancora non è riuscita a capire se ha fallito in questo intento oppure no.

[...] Continuo tuttora a vedere quei momenti spesi in difesa delle mie figlie come i più belli della mia vita.

E insieme ai momenti salienti della vita di Helen, ci immergiamo anche nelle sue emozioni, passate e presenti. Il risentimento, il senso di colpa, il sollievo, la paura, e infine l'accettazione.
Si tratta di un romanzo molto profondo e introspettivo, che alla fin fine mi è piaciuto nonostante un po' di delusione. Leggerò certamente altro di questa autrice.





Consigliato :)




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