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mercoledì 18 aprile 2018

Recensione: "Isola" di S.R.H. Jacobsen



.Isola.
di Siri Ranva Hjelm Jacobsen

Ringrazio la casa editrice Iperborea per avermi inviato una copia di questo romanzo :)


bellissimo

Titolo: Isola
Titolo originale: Ø
Autore: Siri Ranva Hjelm Jacobsen
Editore: Iperborea
Pagine: 220
Traduzione: M.V. D'Avino
Prezzo di copertina (flessibile): 17,00 €
Link all'acquisto


Una giovane ragazza danese ha nostalgia di un’isola verde e impervia battuta dai venti del Nord, un’isola delle Faroe dove non ha mai vissuto ma che ha sempre sentito chiamare «casa», perché da lì emigrò la sua famiglia negli anni Trenta. Comincia così, dall’urgenza di riappropriarsi delle sue origini e di una cultura che ha ereditato ma non le appartiene, il suo viaggio di ritorno a Suðuroy, da cui nonno Fritz, pescatore dell’Artico, partì alla ricerca di un destino migliore, e nonna Marita, sognatrice irrequieta, fuggì verso il mondo e la modernità.
Un viaggio nella storia di una famiglia e di questo piccolo arcipelago sperduto nell’Atlantico, che è stato coinvolto nel secondo conflitto mondiale e nella guerra fredda e che ha lottato fieramente per una sua autonomia dalla Danimarca. Un viaggio nella memoria e nel mito che perdura in queste terre sospese nel tempo, tra le asprezze di una natura primigenia, dove ogni racconto di vita si colora di leggenda, dall’amore segreto tra Marita e Ragnar il Rosso, falegname filosofo e ribelle che chiama i gabbiani «i proletari del mare», alla roccia incantata nel giardino di zia Beate, che attira sciagure su chi prova a rimuoverla.



Siri Ranva Hjelm Jacobsen, in questo romanzo un po' autobiografico, ci guida attraverso i pensieri di una ragazza che soffre di nostalgia patologica. Lei è danese, invece la sua famiglia è originaria delle Isole Faroe.
Ma il titolo, Isola, si riferisce all'ambientazione? Alle Isole Faroe? Nella mia interpretazione, Isola è la nostra protagonista senza nome. Un'Isola galleggiante che si muove e naviga nelle acque della sua famiglia, della sua cultura faroese.
Leggendo questo romanzo è proprio quello che facciamo, insieme a lei. Navighiamo tra i ricordi.

Più tardi scesi al porto. L'aria cantava bassa e celeste sul fiordo. Mi sentivo smarrita. A distanza i morti continuavano a danzare tenendosi per mano, ma da vicino tutto si sfaldava in particelle e viticci.

Due punti di vista si alternano nei capitoli. C'è la prima persona, dal punto di vista della protagonista, nel presente. La ragazza Isola ripercorre i luoghi di vita dei suoi nonni e poi li ricorda nel passato, riporta alla mente le visite a casa durante l'infanzia. C'è anche un punto di vista esterno, attraverso il quale ci viene raccontata la storia di abbi, il nonno, dei suoi quattro fratelli, e della sua vita con omma, la nonna. L'impressione è che a raccontarle di questi eventi sia il luogo stesso, desideroso di regalarle quel senso di appartenenza che la protagonista cerca con così tanta passione.

Quel weekend raccontai a me stessa che ero nata a Vàgar, a Gàsadalur, un mattino insieme alla pioggia. Volevo che un germe di me fosse spuntato qui e vi appartenesse, fosse parte della pietra, dell'aria verde.

Il tema della migrazione è centrale. Il nonno, abbi Fritz, vuole una vita migliore. È lui, secondo me, il vero protagonista del libro. Cosa significa lasciare tutto, casa e famiglia? Cosa ha spinto abbi a sbarcare in Danimarca? E cosa ha spinto omma a seguirlo un anno dopo? Sono molte le cose che ci si lascia alle spalle: stile di vita, persone... e anche un po' noi stessi. Vivere la guerra in terra straniera, mettere al mondo una figlia, col pensiero costante di tornare a casa, un giorno, chissà...


Questo romanzo mi è piaciuto molto. Ci mette un po' a ingranare, lo ammetto, ma poi ci si immerge completamente nella storia. Sembra quasi di essere lì, a Mykines, o a Suðuroy, a guardare il mare del nord mentre un vento freddo ci accarezza duramente il viso.

Pensai a Itaca, l'isola alla fine del viaggio. Non allora, ma adesso. Adesso ero qui: in fondo al fiordo di Sørvágur, con il villaggio dietro di me e la vista su Mykines.

Non c'è azione, non è una storia avvincente, ma è interessante e riflessiva, con pochi e brevi dialoghi. Lo stile della Jacobsen è descrittivo e vagamente poetico, e si sposa perfettamente con le tematiche affrontate.
Bellissimo.
Una nota di merito anche alla traduzione e alla stupenda illustrazione di copertina.



Consigliato :)



8 commenti:

  1. Il libro non è esattamente il mio genere, ma gli estratti che hai messo sono accattivanti e la tua recensione mi ha incuriosita parecchio. Direi che per ora mi segno il titolo e spero di riuscire a leggerlo!

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    1. In effetti è una narrazione particolare, ma se vorrai sperimentare qualcosa di questo genere ti consiglio davvero di tenerlo in considerazione :)

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  2. Era da parecchio che volevo leggerlo e la tua recensione mi ha messo ancora più curiosità! Penso sarà uno dei miei prossimi acquisti! :)

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  3. Ciao Gaia! Ho appena scoperto il tuo blog, grazie per essere passata a leggere la mia recensione :) Sono diventata lettrice fissa! A presto :D

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  4. Non è proprio il mio genere, ma la tua recensione e gli estratti mi hanno incuriosita! *_*

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